Notizie
Banca europea di investimenti ha concesso il credito alla Serbia Stampa

12. marzo 2010.

La giunta dei direttori della Banca europea di investimenti ha concesso l’11 marzo alla Serbia, nell’ambito delle nuove condizioni dell’accordo, la prima tranche nel valore di 10 milioni di euro, la quale sarà spesa per la ricostruzione del ponte Gazzella a Belgrado. La giunta ha comunicato che questa decisione è stata presa su richiesta della Serbia, perché il ponte Gazzella richiede una ricostruzione urgente. La Banca europea di investimenti ha preso questa decisione dopo che la Banca europea per lo sviluppo e il rinnovamento ha preso la delibera di stanziare i mezzi per il finanziamento del raccordo annullare del ponte Gazzella. Il versamento di 33 milioni di euro, come ha previsto l’accordo firmato nell’anno 2007, è stato rinviato perché le famiglie rom che abitavano sotto il ponte Gazzella non sono state trasferite altrove.

 
Dacic e Jankulovska: deve essere risolto il problema delle persone che chiedono l’asilo Stampa

12. marzo 2010.

I Ministri dell’Interno della Serbia e Macedonia Ivica Dacic e Gordana Jankulovska hanno condiviso il parere che nell’interessi di entrambi i paesi è che i problemi legati alle persone che chiedono l’asilo politico nell’Unione europea si risolvano nella collaborazione tra gli organi rispettivi dei due paesi. Dacic ha detto che l’interesse comune è che l’Europa non abbia paura dei Balcani occidentali, perché altrimenti il futuro europeo della nostra regione potrebbe essere messo a repentaglio. Devono essere intraprese le misure necessarie e svolte le indagini che verificheranno se esistano delle attività criminali. Tutte le azioni criminali devono essere punite immediatamente, ha sottolineato Dacic. La Jankulovska ha valutato che i due paesi hanno gli stessi problemi. Vanno trovate le soluzioni ai problemi che sono stati creati dall’abolizione dei visti ai cittadini della Serbia e la Macedonia, ha ribadito la Jankulovska. I due ministri hanno scambiato le informazioni sulle agenzie turistiche, per le quali esistono indizi di aver preso parte al trasferimento dei cittadini serbi e macedoni nei paesi dell’Unione europea. Il primo gruppo dei cittadini della Serbia e la Macedonia, per lo piu’ di nazionalità albanese, ai quali è stato negato l’asilo politico in Belgio, è stato rimpatriato. 

 
Radmanovic: spetta ai politici serbi decidere sulla partecipazione alle attività statali Stampa

12. marzo 2010. 

Il membro serbo della Presidenza della Bosnia ed Erzegovina Nebojsa Radmanovic ha dichiarato in conferenza stampa che i rappresentanti politici del popolo serbo nelle istituzioni comuni della Bosnia ed Erzegovina devono decidere se e in quale modo parteciperanno alle loro attività. I rappresentanti politici dei musulmani cercano in ogni modo di creare uno stato privato. La situazione in Bosnia ed Erzegovina è drammatica. Gli esponenti del popolo serbo negli organi statali della Bosnia ed Erzegovina vogliono che la Bosnia diventi un paese moderno che si avvierà verso l’adesione all’Unione europea, a patto che la Costituzione, le leggi e l’uguaglianza di tutti si rispettino, ha sottolineato Radmanovic. Egli ha criticato il presidente di turno della Presidenza della Bosnia ed Erzegovina Haris Silajdzic, perché è arrivato a Londra per intervenire sul caso Ganic senza dare alcuna informazione agli altri due membri della Presidenza dello Sato che rappresentano il popolo serbo e croato.

 
Meta: la Serbia è un partner molto importante dell’Albania Stampa

12. marzo 2010.

Il vice presidente del governo, nonché il capo della diplomazia albanese Iljir Meta ha annunciato che la Serbia è un partner molto importante dell’Albania e che i rapporti tra i due paesi saranno migliorati notevolmente in futuro. Questo è l’unico modo che si accelerino le integrazioni europee, le quali rappresentano il traguardo strategico di entrambi i paesi, ha dichiarato in conferenza stampa, il secondo giorno della visita ufficiale a Belgrado Iljir Meta. Egli ha sottolineato che le notevoli differenze nelle posizioni di Belgrado e Tirana riguardo allo status del Kosovo non devono mettere a repentaglio la reciproca collaborazione in tutti i settori. In quel modo rafforzeremo anche la collaborazione tra le etnie e i contatti tra Serbi ed Albanesi in Kosovo e nelle altre regioni, ha sottolineato Meta. Nonostante le nostre posizioni sullo status del Kosovo siano diverse, Belgrado e Tirana condividono il parere che il futuro della nostra regione è legato alle integrazioni europee e che le questioni che sono aperte debbano essere risolte in modo europeo. Nel corso dell’incontro di ieri tra il Presidente della Serbia Boris Tadic e il capo della diplomazia serba Vuk Jeremic e Meta, è stato condiviso il parere che le divergenze nelle posizioni sullo status del Kosovo non dovrebbero mettere in questione la collaborazione generale. Il vice premier, nonché il Ministro dell’Interno della Serbia Ivica Dacic e Ilir Meta hanno siglato l’accordo sulla collaborazione nella lotta alla criminalità organizzata, il commercio di stupefacenti e il terrorismo internazionale. Meta ha sottolineato che la sua visita a Belgrado al settimo anniversario dell’uccisione del premier serbo Zoran Djindjic non è una coincidenza. Il vice premier dell’Albania ha detto che ha iniziato il suo soggiorno a Belgrado con la visita alla tomba del defunto premier serbo Zoran Djindjic, perché egli era un uomo politico estremamente capace e un visionario che ha aperto la nuova pagina per la Serbia ed ha capito l’importanza dei rapporti tra il popolo serbo ed albanese.

 
Dipartimento di Stato - i diritti umani in Serbia si rispettano Stampa

12. marzo 2010.

Nel referto del Dipartimento di stato per l’anno 2009 è stato valutato che i diritti umani in Serbia si rispettano e che il governo serbo ha continuato a migliorare la collaborazione con il tribunale dell’Aja, sebbene gli ultimi due latitanti Goran Hadzic e Ratko Mladic siano ancora in libertà. Nella relazione è stato precisato che nelle corti in Serbia esistono tuttora la corruzione e che esse sono esposte alle pressioni politiche. Le organizzazioni per la tutela dei diritti umani sono spesso esposte alle critiche a causa delle loro posizioni nei confronti dell’esecutivo. Il Dipartimento di stato ha citato i dati del Commissariato per i profughi delle Nazioni Unite, secondo i quali in Serbia vivono all’incirca 205.835 sfollati che sono arrivati dal Kosovo. Nonostante le autorità serbe continuino a chiudere i centri collettivi, molti profughi vivono nelle condizioni inaccettabili, è stato precisato nel referto del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.   

 
Washington: diritti umani in Kosovo non si rispettano Stampa

12. marzo 2010.

Molti casi delle violenze etniche e politiche, il commercio di persone umane, l’inefficacia del sistema giuridico e le cattive condizioni per il ritorno dei profughi rappresentano un serio problema in Kosovo, è stato precisato nella relazione del Dipartimento si Stato sui diritti umani in Kosovo nell’anno 2009. L’amministrazione degli Stati Uniti ha posto l’accento sul fatto che in Kosovo l’antipatia verso il popolo serbo è la Chiesa serba ortodossa è molto forte. L’amministrazione statunitense ha criticato aspramente le istituzioni di Pristina a causa della corruzione e le ingerenze negli affari del sistema giuridico. In Kosovo sono stati registrati molti casi della pressione sui media, delle violenze sociali, della discriminazione delle persone con handicap e del lavoro forzato dei bambini, è stato precisato nella relazione del Dipartimento di stato.  

 
Oggi è il settimo anniversario dell’uccisione di Zoran Djindjic Stampa

12. marzo 2010.

Il settimo anniversario dell’uccisione del premier serbo Zoran Djindjic è stato celebrato con la deposizione delle ghirlande sotto il lapide commemorativo nel cortile del palazzo del governo serbo e sulla sua tomba nel cimitero delle persone di riguardo. E’ stato organizzato anche un corteo solenne che si è recato alla sua tomba. Il premier serbo Zoran Djindjic è stato ucciso il 12 marzo del 2003, alle ore 12,25 nell’attentato davanti al palazzo del governo, in pieno centro a Belgrado. Un tiratore scelto ha sparato dall’Istituto della fotogrammetria, il quale si trova nella Strada dell’ammiraglio Geprat no 14, nelle immediate vicinanze del palazzo dell’esecutivo. Il premier è stato ucciso dal membro dell’Unità per le azioni speciali Zvezdan Jovanovic, il quale è stato condannato a 40 anni di reclusione. Pure il suo complice Milorad Lukovic Legija è stato condannato a 40 anni di carcere. La vedova di Zoran Djindjic Ruzica, il Presidente della Serbia e del Partito democratico Boris Tadic, il premier Mirko Cvetkovic, il vice premier Bozidar Djelic, il Ministro della Difesa Dragan Sutanovac e i funzionari e i membri del Partito democratico hanno deposto le ghirlande sulla tomba di Djindjic nel cimitero delle persone di riguardo. La sua tomba è stata visitata anche dalla gioventu’ del Partito democratico e gli stipendiati del fondo Dottor Zoran Djindjic. Molti cittadini aspettavano in lunghe file il loro ordine per rendere l’omaggio a Djindjic. 

 
Tra breve sarà formato il cento comune per la lotta alla criminalità organizzata Stampa

12. marzo 2010.

karamarko.jpgIl Ministro dell’Interno della Croazia Tomislav Karamarko ha annunciato che tra breve con il Ministero dell’Interno della Serbia sarà formato il cento comune per la lotta alla criminalità organizzata, con la base delle informazioni sulla criminalità organizzata nella regione. Karamarko ha dichiarato al quotidiano Jutarnji list che il centro comune, se la sua sede sarà a Belgrado, sarà guidato dalla direzione situata a Zagabria.  

 
Robinson: Mladic i Hadzic saranno processati nel tribunale dell’Aja Stampa

12. marzo 2010.

ImageIl presidente del tribunale dell’Aja Patrick Robinson ha dichiarato che gli ultimi due latitanti che sono accusati dal tribunale dell’Aja, Ratko Mladic e Goran Hadzic, se saranno arrestati dopo la chiusura del tribunale saranno processati secondo le cosiddette condizioni del meccanismo ereditario. Nell’intervista rilasciata al giornale che si pubblica su internet BIRN, Robinson ha espresso la speranza che Mladic e Hadzic saranno arrestati entro la fine del mandato del tribunale, aggiungendo che il loro processo sarà equo. Egli ha ricordato che tutti i processi davanti a quel tribunale dovrebbero essere terminati entro la metà dell’anno 2011, tranne il processo contro Radovan Karadzic, il quale sarà chiuso entro l’anno 2012. 

 
Meta è arrivato a Belgrado Stampa

11. marzo 2010.

ImageIl vice presidente dell’esecutivo albanese, nonché il Ministro degli Esteri Ilir Meta è arrivato in visita di due giorni a Belgrado, durante la quale si incontrerà con le piu’ alte cariche politiche della Serbia. Saranno discussi il rafforzamento della collaborazione regionale e il processo delle integrazioni europee della nostra regione. Meta si incontrerà con il Presidente della Serbia Boris Tadic, il vice premier, nonché il Ministro dell’Interno Ivica Dacic, il vice premier Bozidar Djelic e il capo della diplomazia serba Vuk Jeremic.  

 
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